Pausa estiva: disconnessione o riconnessione?

L’estate è arrivata e il web pullula di consigli e ricette su come disconnettersi per bene. Dal lavoro, dalla routine, dai doveri, dai ruoli.
Sembra quasi che durante le vacanze si debba cambiare identità, dissociarsi da ciò che si è e da ciò che si fa nel corso degli altri 11 mesi e qualche giorno dell’anno, con il rischio di trasformare anche le vacanze in una gara (allo sfoggio della destinazione più trendy, delle esperienze più instagrammabili, della migliore abbronzatura…) oppure nell’ennesima performance (numero tappe dell’itinerario più alta possibile, record di km percorsi e di immagini postate con buona pace del “meritato riposo”…).
Da dove nasce questa esigenza di stacco tanto drastico?
E soprattutto, siamo sicuri che una distinzione così netta sia possibile?
Così facendo le probabilità di creare, o peggio, aumentare la distanza che separa vita e lavoro, ciò che siamo e ciò che facciamo - quasi avessimo la possibilità o il dovere di switchare tra più identità separate e indipendenti - aumentano drasticamente.
Inoltre, siamo poi così certi che la nostra persona al lavoro e la nostra persona fuori dal lavoro possano dirsi assolutamente separate? Oppure, essendo fatte della stessa materia, ovvero noi stessi, se ci fermiamo un momento a riflettere, ci rendiamo conto che, in realtà, l’una impatta sull’altra?
Dunque, qual è il prezzo da pagare a fronte dell’energia spesa nel tenerle separate a tutti i costi? Quali e quante opportunità rischiamo di perdere tesi nello sforzo di far sì che le due dimensioni non si influenzino a vicenda?
Ognuno di noi è unico e irripetibile per via della sua personale combinazione di caratteristiche innate, inclinazioni, apprendimenti, aspirazioni, credenze e ideali.
Questo complesso e variegato bagaglio contiene le nostre diverse sfaccettature e soprattutto racchiude la nostra essenza, quella slegata da posizioni ed etichette e caratterizzata dalla spontaneità.
Si tratta della nostra natura più intima e profonda, quella che costituisce i nostri tratti distintivi rendendoci, appunto, unici.
Spesso questa parte di noi finisce per essere schiacciata dall’incalzante ritmo della quotidianità, densa di aspettative dettate dall’esterno e stimoli continui che viaggiano a una velocità e su frequenze psico emotive totalmente diverse da quelle del nostro mondo interiore. Tuttavia, ciò non significa che il mondo esterno e il nostro mondo interiore non possano dialogare, alimentandosi a vicenda.
Quante volte, durante l’anno, ci interroghiamo su quanto spazio trovi, nella nostra vita di tutti i giorni, la componente legata al nostro io, a ciò che ci abita nel profondo e a ciò che desideriamo essere e, di conseguenza, fare e vivere?
Quanto tempo scegliamo di dedicare durante l’anno, impegnandoci in azioni concrete, a prenderci cura di quelle parti di noi apparentemente lontane dalle nostre performance lavorative e dagli effetti che, vivere in una corsa continua, provoca sul nostro benessere?
Se la risposta è “poche”, oppure, “nessuna”, “non ho tempo”, “per questo ci sono le vacanze”, allora il rischio di inaridimento lento o peggio, di burnout, è alto.
A maggior ragione in questi casi, la pausa estiva dovrebbe diventare l’occasione per riconnettersi con quella parte di noi che rappresenta la vera linfa della nostra esistenza, rispetto alla quale il lavoro ha un peso specifico importante.
Le ricerche hanno rivelato che il processo cerebrale attraverso il quale la nostra mente rielabora il vissuto e si predispone verso il futuro, dipingendo le pareti del nostro mondo interiore, è denominato Default Mode Network (DMN), ovvero una rete neurale che si attiva quando il nostro cervello non è impegnato in un compito focalizzato. Le sue funzioni sono estremamente importanti per il nostro benessere individuale e sociale poiché, in presenza delle giuste condizioni, è proprio grazie a questa rete neurale che si attivano la memoria autobiografica, la rielaborazione in chiave morale del nostro vissuto e delle nostre azioni, nonché la capacità di immaginare scenari che ci preparano a situazioni future. E non è tutto: sono legate ad esso anche elementi quali creatività, soluzioni inaspettate e intuizioni inattese, che ci permettono di caratterizzare le nostre azioni con una componente di unicità.
Dunque, è importante sapere che a favorire il funzionamento virtuoso del DMN sono proprio le attività che ci si può concedere in maggior quantità durante le vacanze, senza sentirsi in difetto rispetto alla tabella di marcia dei doveri cui siamo chiamati durante il resto dell’anno. La lettura prolungata, il contatto con la natura senza distrazioni, l’ozio creativo ma anche suonare uno strumento musicale o praticare sport per il piacere di farlo, riconnettendoci con il nostro corpo, sono tutte attività ideali per favorire il DMN.
Quando svolgiamo attività di questo tipo, infatti, la mente ha la possibilità di vagare liberamente poiché, scevra dalla necessità di indirizzare l’attenzione verso un compito da eseguire abbinato a un risultato da conseguire, è libera di spaziare creando nuovi collegamenti.
Ecco, allora, che le vacanze, quando caratterizzate dalla presenza di questa tipologia di momenti di semplice relax, si rivelano preziose occasioni per riconnetterci con la nostra dimensione più intima: fare il punto sul nostro percorso, su quanto la nostra quotidianità sia coerente con la nostra essenza e su quanto la nostra persona al lavoro rispecchi la nostra persona fuori dal lavoro e viceversa, lontani dalla routine, ci pone nello stato d’animo giusto per guadagnare lucidità e formulare nuovi propositi.
Se realizzassimo che il mondo che abitiamo nella nostra quotidianità e il nostro mondo interiore sono in contrasto o anche solo disallineati, risulta facile intuire come ciò comporti delle ripercussioni sulla qualità del nostro agire dentro e fuori il lavoro, relazioni cui teniamo comprese. Una simile consapevolezza può spaventare, perché a un primo sguardo queste ripercussioni sono poco evidenti e non direttamente collegabili alla nostra essenza più pronda ma, attraverso un piccolo passo indietro e una pausa consapevole come potrebbe essere quella offerta dalle vacanze estive, unire i diversi pezzi del puzzle sarà più semplice e ci restituirà la visione d’insieme che il day-by-day tende a non lasciare emergere.
Tornando, quindi, ai buoni propositi: durante queste vacanze sperimentiamo quali attività, tra quelle utili per il DMN virtuoso, sono più in linea con la nostra natura e chiediamoci come possiamo agire, al rientro, per prolungare il più possibile il beneficio di cui godremo durante le vacanze.
Come possiamo coltivare leggerezza e prenderci cura del nostro benessere durante tutti i mesi dell’anno?
Cosa possiamo fare, concretamente, per coltivare l’abitudine allo svolgimento di attività utili a favorire il DMN quando non siamo in vacanza?
Come possiamo rendere più sostenibile e soddisfacente il nostro modo di stare nel lavoro, riducendo il divario tra ciò che siamo e ciò che facciamo, anche grazie al DMN?
Una prima risposta potrebbe essere mettere in relazione il nostro lavoro con i nostri valori e cercare di personalizzare di conseguenza il modo in cui abitiamo e caratterizziamo la nostra sfera professionale.
Non occorrono grandi stravolgimenti ma piccoli, significativi accorgimenti.
Una seconda risposta potrebbe essere inserire in agenda buone pratiche per prenderci cura del nostro mondo interiore anche al lavoro. Portare il benessere individuale nella nostra quotidianità lavorativa ci aiuterebbe a integrare vita e lavoro, inserendo la dimensione professionale nel nostro progetto di vita in modo armonico, anziché viverla come un elemento a sé stante da tenere in equilibrio insieme a tutto il resto.
Se sei alla ricerca di un’alleata per dar forma al tuo progetto, parliamone: sarò felice di aiutarti.
